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Esegesi rubricale (n. 2)

Un’intercessione propria per le Chiese Locali di rito romano: perché no?


Un passo dell’istruzione Eucharistiæ participationem illustra bene sia il contesto che ha visto sorgere le preghiere eucaristiche rispettivamente della Chiesa svizzera e della Chiesa zairese/congolese, sia quello che ancora potrebbe vederne sorgere altre. Così si esprimeva nel 1973 la Congregazione per il Culto Divino:

  • «Salva restando l’unità del rito romano, [la Sede Apostolica] non mancherà di prendere in considerazione (considerare non renuet) le legittime richieste ed esaminerà benevolmente (benigne perpendet) le domande che le saranno rivolte dalle Conferenze episcopali in vista dell’eventuale redazione e introduzione nella liturgia, in particolari circostanze, di una nuova preghiera eucaristica. Essa proporrà le norme da seguire nei casi particolari (Eucharistiæ participationem 6, in AAS 65 [1973] 342)».

A cominciare dal 1973 la porta fu dunque aperta alla redazione di nuove preghiere eucaristiche, una redazione lasciata non già alla discrezione di qualunque sconsiderato innovatore, bensì all’iniziativa prudente delle Conferenze episcopali che ne avessero fatto richiesta alla Santa Sede.

Tuttavia, se si considera il lavoro al quale si sobbarcarono, al loro tempo, gli esperti tanto della Conferenza episcopale svizzera quanto della Conferenza episcopale zairese, bisognerà convenire che la redazione di una preghiera eucaristica è impresa assai impegnativa. Essa richiede molteplici competenze, che ci dovremmo augurare di trovare riunite in una stessa persona. Infatti coloro che si dedicassero a questo compito dovrebbero avere familiarità sia con le risorse dell’antropologia religiosa della propria area, sia con le ricchezze della lex orandi, colta ai diversi strati della tradizione delle Chiese. Qualora l’una o l’altra di queste competenze venisse meno, il risultato sarebbe sicuramente compromesso.

È importante che le Conferenze episcopali che desiderano impegnarsi in questo senso prendano tutte le precauzioni necessarie per garantirsi la riuscita. Il documento romano precisa che un simile progetto potrebbe essere messo in cantiere, non in qualsiasi circostanza, ma «in alcune circostanze (peculiaribus in adiunctis)», cioè quando lo suggerisce una situazione particolarmente importante. Potrebbe essere il caso di un Sinodo nazionale o di un insieme di diocesi che fanno capo a una regione conciliare.

Ma che cosa prevede la normativa romana in circostanze più ordinarie?

La risposta si trova più oltre nello stesso documento Eucharistiæ participationem: la tradizione romana, pur distinguendosi dalle altre per la fissità del testo eucaristico, ammette tuttavia la possibilità di accogliere alcune varianti. Dopo aver ricordato il caso dei prefazi mobili, il cui numero è stato aumentato largamente allo scopo di arricchire l’azione di grazie, il documento romano menziona la variante rappresentata dalle intercessioni proprie:

  • «... i nuovi libri liturgici offrono pure alcune formule variate di intercessione, che si possono inserire in ogni preghiera eucaristica, in rapporto alla sua specifica struttura, in celebrazioni particolari e in primo luogo nelle messe rituali. In tal modo si tiene conto di ciò che è proprio a una celebrazione particolare e si sottolinea che questa supplica è elevata in comunione con tutta la Chiesa... Nulla impedisce che le Conferenze episcopali per la loro regione, il Vescovo per il rituale proprio alla sua diocesi e l’Autorità competente per il rituale proprio alla sua famiglia religiosa, provvedano alla redazione degli elementi sopramenzionati (cioè prefazio e intercessioni), che sono suscettibili di variazioni, e che ne chiedano conferma alla Sede Apostolica (Eucharistiæ participationem 9-10, in AAS 65 [1973] 343-344)».

La possibilità di redigere un’intercessione propria a talune situazioni deve attirare l’attenzione di quanti sognano di poter inculturare i formulari romani nella storia e nella spiritualità della loro propria Chiesa locale o della propria famiglia religiosa.

Per la fisionomia spirituale di una Chiesa locale o di una famiglia religiosa è più vantaggioso poter disporre di una intercessione propria che non di un prefazio proprio. Trattandosi – ad esempio – della memoria di un Santo, l’intercessione è fatta apposta per domandare al Signore di poterne imitare le virtù. L’adozione poi di intercessioni proprie, in rapporto sia al santorale come al temporale, consentirebbe di liberare numerosi nuovi prefazi da quelle tematiche indebitamente parenetiche che oggi li invadono.

Dato che ogni tradizione religiosa dispone di un potenziale eucologico originale e profondo, sarebbe conveniente che all’interno di ogni Chiesa diocesana e di ogni istituto religioso liturgisti competenti si impegnassero a studiare le espressioni di fede che hanno caratterizzato e caratterizzano tuttora la crescita delle proprie comunità, al fine di raccogliere, vagliare e inserire nel patrimonio dell’eucologia cristiana quanto di fatto già gli appartiene.